Di Redazione – Il prossimo 8 – 9 giugno 2025 si deve votare per iniziare una nuova Resistenza, civile, pacifica e democratica.
Non bisogna perdere la sacrosanta e bella abitudine di esercitare il diritto di voto sancito dalla nostra Costituzione; votare a prescindere dalle nostre insofferenze o dissonanze quotidiane.
I 5 quesiti referendari che ci vengono proposti, dopo una raccolta di 5 milioni di firme, riguardano il LAVORO e la CITTADINANZA.
Senza addentrarci nei dettagli tecnici, ben spiegati comunque nei volantini circolati, ci limitiamo a sottolineare alcune questioni che per noi di Diario Legnanese sono di un certo rilievo.
Non intendiamo dimenticare la stagione in cui la Sinistra riformista italiana si è intruppata o si è lasciata intruppare negli schieramenti osannanti la Globalizzazione senza tenere conto delle ricadute sulla gente. Il risultato che ne ebbe fu che un Governo di centro sinistra cancellò tutta una serie di diritti che tutelavano in modo efficace milioni di lavoratrici e lavoratori con la formula del JOBS ACT.
Fu compiuta una indecenza che colpì il mondo del lavoro ferendolo gravemente. I nostri avversari, gli imprenditori, hanno approfittato ampiamente delle nuove norme con licenziamenti e chiusure di attività, acuendo ancor più il lavoro precario, la povertà lavorativa e quella sociale.
Sono circa 6 i milioni di lavoratori poveri perché non retribuiti a sufficienza che si aggiungono ad altri milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta.
Finalmente con i 4 Referendum sul LAVORO c’è un ripensamento critico di quella stagione. Riequilibrare i rapporti tra imprenditori e lavoratori, migliorando i diritti e le tutele, è il meno che si possa fare per i nostri giovani e per quelli che lavorano in condizioni disagiate.
Il Referendum sulla CITTADINANZA è un atto di giustizia. Ridurre i tempi da 10 a 5 anni per intraprendere le pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana per le persone straniere che sono in Italia da decenni, con figli nati nel nostro Paese e inseriti nella scuola, nello sport e nel lavoro, è un atto dovuto.
Negare la certezza a queste persone di avere la cittadinanza è dare la possibilità a chi ci governa di continuare con modalità discriminatorie, e non è da “brava gente”.
L’8 e il 9 giugno prossimo sarà l’occasione per tutte le categorie sociali – donne, uomini, giovani, pensionati, insegnanti, dottori, ingegneri, studenti, lavoratori e lavoratrici di tutte le professioni – di dare un segnale forte a chi vorrebbe la nostra Costituzione congelata se non addirittura cancellata.
Votate e fate votare. Buon voto.




