Di Redazione – Bagnoli è una delle municipalità del comune di Napoli e dove nel 2027, si terrà la prestigiosa 38a America’s Cup di vela. Bagnoli fino al 1992 è stato il luogo dove sorgeva e funzionava uno dei più grandi impianti siderurgici d’Italia, prima Ilva e poi Italsider. Tanto lavoro ma anche tanto inquinamento ambientale che permane ancora al giorno d’oggi. Bagnoli e l’America’s Cup 2027 è una storia che tristemente si ripete, dove tutela ambientale, salute pubblica e servizi per la cittadinanza, vengono ancora una volta sacrificati per le speculazioni e i profitti di pochi.

A Bagnoli di Napoli comitati e associazioni della rete “No America’s Cup” contestano con un esposto in procura la struttura commissariale per il mancato risanamento dell’area ex Italsider, una denuncia che ipotizza diversi reati: dall’inquinamento al disastro ambientale, fino alle procedure non trasparenti.
di Patrizia Pezzuoli (Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori)
Il sito di Bagnoli si estende su un’area di circa 250 ettari, un tempo occupata dall’acciaieria Italsider. La presenza della fabbrica ha determinato un impatto estremamente rilevante sul territorio: dal punto di vista economico, ha rappresentato un’importante occasione di riscatto per Napoli, causando però anche impatti irreparabili sull’ambiente e sulla salute dei lavoratori e dei cittadini delle aree urbane limitrofe. Ancora oggi i terreni sono contaminati, con la presenza in particolare di metalli pesanti e organici. Eppure Bagnoli è un luogo unico e tutelato.
Ma dietro quel pontile centrale, che entro la fine dell’inverno dovrebbe scomparire dalla vista di chi guarda verso Capri da Bagnoli, resta la colmata: 195.000 metri quadrati realizzati con scarti industriali negli anni Sessanta. Una legge dell’ormai lontano 1996 prevedeva il ripristino della linea di costa, con l’eliminazione totale di quella propaggine. Solo poco più di un anno fa governo e Comune avevano concordato che, invece, l’80 per cento della stessa sarebbe rimasta come è ora, richiudendola in loco con il procedimento di copertura superficiale. Uno spazio sottratto alla spiaggia pubblica e regalato alle infrastrutture sovrastanti da realizzare sulla colmata: hangar, officine, magazzini, aree per il personale tecnico e sportivo e l’America’s Cup Village.
Ricordiamo, infatti, che il progetto in fase d’implementazione nel SIN (Sito d‘Interesse Nazionale) di Bagnoli è uno dei siti più inquinati e contaminati d’ Italia, ove sono presenti scarti siderurgici quali metalli pesanti, arsenico, idrocarburi policiclici aromatici IPA (altamente cancerogeni). Il progetto prevede interventi approvati in deroga, che hanno come finalità non la BONIFICA del sito, ossia la rimozione o trattamento dei terreni contaminanti in sito, bensì soltanto una parziale messa in sicurezza della colmata contaminata, mediante tecnica di “capping superficiale“, che consiste semplicemente nel porre degli strati di materiali geo-sintetici (come geo-membrane) e materiali naturali per creare una copertura impermeabile superficiale, con la sola finalità di coprire il materiale altamente contaminato e pericoloso presente. Il sito non solo è altamente contaminato, ma ricade anche nella “zona rossa” vulcanica dei Campi Flegrei (Pozzuoli–Bagnoli), ovvero l’area a massimo rischio in caso di eruzione/bradisismo, per la quale gli stessi piani di protezione civile nazionali e regionali prevedono come misura principale l’evacuazione preventiva e non certo la concentrazione di nuove funzioni strategiche e affollamenti temporanei.
L’intervento, di gran lunga meno costoso della bonifica e con tempi di realizzo veloci, fa pensare al metodo della polvere sotto al tappeto, ma il sindaco napoletano giura che funzionerà: “Qui sotto – ha raccontato Manfredi nel giorno dell’avvio dei lavori – ci sono tredici metri di materiali, per lo più inerti. Solo in aree limitate c’è presenza di idrocarburi”.
I comitati sono di tutt’altro avviso: “La mancata preventiva bonifica dell’area antistante l’ex area industriale – recita un passaggio della denuncia – unitamente alla movimentazione del materiale presente sul fondale marino, non tenendo conto delle sostanze pericolose che giacciono in loco, rappresenta un pericolo per la salute e per l’ambiente».
Gli attivisti citano la consulenza redatta dal geologo Galli per il Tribunale di Napoli, in occasione del processo sulla mancata bonifica di Bagnoli: “La situazione di Bagnoli è fortemente compromessa, prevalentemente nell’area antistante l’impianto industriale dell’Italsider, con concentrazioni elevate di idrocarburi policiclici aromatici”. E contestano l’utilizzo di 152 milioni di euro “per lavori che non garantiranno alcuna bonifica reale e potrebbero perfino peggiorare la situazione d’inquinamento”.
Contestualmente, nei fondali antistanti l’attuale linea di costa (sede di sversamenti di scarti industriali e siderurgici), già oggetto di studi CNR/ISPRA che ne documentano la forte contaminazione e la mobilità naturale dei contaminanti, si programmano dragaggi selettivi di sedimenti inquinati, in assenza di un progetto esecutivo integralmente accessibile e di procedura di VIA-VAS, in deroga e senza un quadro pubblico chiaro su misure di contenimento, monitoraggio, destinazione finale dei materiali e valutazione degli effetti sul trasporto solido litoraneo e la conseguente potenziale diffusione dei contaminanti lungo costa, deposizione su litorali limitrofi ed incremento dei livelli di esposizione per flora, fauna nonché per gli ecosistemi marini sensibili presenti nel tratto Bagnoli–Nisida.
Docenti universitari segnalano che il dragaggio di sedimenti contaminati da IPA e PCB può generare rischi ambientali e sanitari significativi, fino a configurare un potenziale disastro ambientale.
Il MASE, in assenza della Valutazione di Impatto Ambientale e senza rispondere alle Osservazioni delle Associazioni ambientaliste, ha comunque dato parere favorevole alle opere per la Coppa America ritenendole interventi temporanei e/o anticipatori. Questi ultimi, quindi, verrebbero realizzati proprio nelle more delle previste procedure di valutazione ambientale.

Immagine il manifesto 04/03/2026



