Di Redazione – Proseguiamo nel nostro percorso su come era e come è cambiata urbanisticamente Legnano, in attesa di come cambierà con il nuovo PGT. Bisogna fare “memoria”, bisogna rivedere in senso critico come l’urbanistica ha condizionato Legnano negli ultimi 70 anni. “Memorie” utili per un confronto propositivo e per un coinvolgimento diretto dei cittadini nel processo elaborativo e decisionale …
Anni ’70 – … illuminazione, il macello, piazza Europa, piazza S. Magno …
Rivista com legnano 1970_copertina_pag27_pag33La Prealpina 12 06 1971
MAURO GAVINELLI l’uomo, il giornalista – Paolo Borsa ed. AG Chiribella (Estratti da pag.61 a 63; da 66 a 67; da 89 a 90).
STA NASCENDO ALLA MAZZAFAME UN NUOVO QUARTIERE-GHETTO «La Prealpina», 17 febbraio 1978
Per arrivare al nuovo quartiere IACP della Mazzafame bisogna attraversare un viottolo di campagna che, in questi giorni di maltempo, è impraticabile a causa della neve. Lasciamo l’auto in via Ciro Menotti e raggiungiamo a piedi gli enormi caseggiati blu a cinque piani (140 alloggi in tutto) che si stagliano nettamente sullo sfondo del cielo grigio. Attorno agli edifici non c’è nulla nel raggio di almeno cinquecento metri, soltanto la campagna ricoperta di neve che contribuisce a creare un paesaggio quanto mai desolante.
I lavori eseguiti da una cooperativa edile di Reggio Emilia sono quasi ultimati. Tutto dovrà essere pronto per settembre, quando arriverà l’ondata degli inquilini. La popolazione della nostra città di colpo aumenterà di circa seicento persone in maggioranza di origine meridionale. Famiglie operaie che hanno finora vissuto in condizioni molto disagiate e che giungeranno a Legnano carichi di speranze. Cosa troveranno?
“Ci sono tutte le condizioni — dice il nuovo assessore all’urbanistica Piero Cattaneo — per fare del nuovo quartiere IACP della Mazzafame un vero e proprio ghetto, un ‘luogo di emarginazione’ uguale e forse peggiore della Canazza”.
“Nel giro di tre o quattro anni — aggiunge l’assessore democristiano — tutta la zona di 167 della Mazzafame sarà edificata. Con l’ormai prossimo sblocco dei piani attuativi potranno venire realizzati altri 800 alloggi. Cinquemila nuovi abitanti in un quartiere dove non c’è neppure un negozio, senza un centro sociale, con trasporti molto scarsi”.
L’ufficio problemi sociali del Comune è in stato di preallarme. L’ondata di nuovi arrivi porterà una valanga di situazioni particolarmente difficili che richiederanno molti interventi assistenziali. “Anche se la graduatoria non è stata ancora stilata — dice il funzionario Aldo Filetti — sappiamo già che gli appartamenti saranno assegnati a famiglie molto numerose, provenienti da vari centri della nostra zona”. Particolarmente preoccupato è il parroco dei Santi Martiri
Franco Fusetti: “Il nuovo quartiere porterà numerosi problemi alla nostra parrocchia che è già molto popolosa. Sarebbe forse necessario dare vita ad una nuova parrocchia che serva la Mazzafame e il rione Casati. Il consiglio pastorale ha già esaminato la situazione informando la Curia, il problema non è tanto la chiesa per i servizi domenicali ma l’attività pastorale e i problemi sociali che questa nuova gente comporterà”.
Intanto, in Comune, ci si sta preparando per settembre, quando arriveranno le prime 140 famiglie. Per quella data dovranno essere pronte almeno le strade di accesso al quartiere, le fognature, l’illuminazione, gli allacciamenti per l’acqua e il gas. Il Comune ha già appaltato i lavori di costruzione delle fognature e delle strade e i lavori sono iniziati in via Ciro Menotti nei giorni scorsi. “Per maggio le fognature saranno pronte mentre per le strade bisognerà attendere giugno —dice l’ing. De Luca, capo ufficio tecnico del Comune che ha preparato i progetti —. Gli abitanti del rione avranno così il minimo per poter sopravvivere. Mancherà tutto il resto”. Per quanto riguarda la scuola non ci dovrebbero essere problemi, almeno all’inizio. Ce lo conferma il capo ripartizione pubblica istruzione, Angelo Viscusi. “Per l’anno prossimo è previsto l’arrivo di una trentina di bambini di scuola elementare — dice Viscusi —. Per loro ci appoggeremo alla ‘Mater Orphanorum’. Per quanto riguarda le scuole medie utilizzeremo la ‘Dante’. I problemi sorgeranno in futuro se non si provvederà a realizzare al più presto una scuola elementare in via Pace”.
La scuola elementare sarà soltanto una delle molteplici necessità del nuovo quartiere che avrà bisogno infatti anche di parcheggi, di un centro commerciale, di un centro sociale, di un asilonido, di un centro religioso. A dire il vero, un progetto per la realizzazione di queste opere esiste già da alcuni anni. Lo hanno realizzato l’architetto Cozzi e l’ing. Dell’Acqua. La spesa prevista per eseguire tutte quelle opere era di cinque miliardi: troppi per un Comune come il nostro, il progetto è stato però semplificato e la spesa ridotta a circa tre miliardi e mezzo. Proprio questa sera la commissione tecnica comunale lo esaminerà.
Prima della realizzazione delle opere previste dal piano passeranno però alcuni anni. Intanto bisogna cominciare a pensare a qualche soluzione intermedia per rendere meno disagevole la vita alle nuove famiglie che stanno per arrivare, altrimenti verranno rifatti gli stessi errori già commessi alla Canazza. Chiediamo all’assessore all’urbanistica, Piero Cattaneo, cosa può fare il Comune per evitare di ricostituire un quartiero-ghetto.
“Premesso che non è giusto costruire case popolari alla periferia — risponde Cattaneo — perché si favorisce l’emarginazione delle classi meno abbienti, diciamo che se il Comune realizzasse tutto quanto è previsto dal progetto la zona sarebbe ben servita. Sarà però difficile riuscire a convincere i commercianti ad aprire negozi in quella zona. Da parte nostra cercheremo di completare al più presto l’area in modo da incassare gli oneri di urbanizzazione per finanziare le opere pubbliche necessarie”.
Dello stesso parere è Maurizio Grega, esperto del PSI nel settore dell’urbanistica.”Costruire case popolari alla periferia — dice — corrisponde ad una logica di espansione incontrollata della città che andava bene alcuni anni fa. La crisi energetica e dei consumi ha dimostrato che era una scelta sbagliata. A questo punto, visto che non si può fare marcia indietro, il problema è di costruire al più presto possibile nella zona, in modo da rendere meno evidente il distacco tra il quartiere popolare IACP e il resto della città”.
“Tutte le forze politiche attuali — aggiunge Grega — devono porsi seriamente il problema della Mazzafame dove andranno indirizzate tutte le poche risorse a disposizione del Comune.Ad esempio la scuola elementare di via Pace dovrebbe essere posta a bilancio fin da quest’anno”.
IL PROBLEMA “CASA” AL CENTRO DEI PROGRAMMI DEI PARTITI
«La Prealpina», 7 giugno 1980
La casa è al centro dei programmi di quasi tutti i partiti che si presentano alle prossime elezioni comunali. A Legnano il problema è di particolare gravità in quanto la domanda di alloggi popolari è decisamente superiore all’offerta. Basta un recentissimo dato per dimostrarlo: è scaduto nei giorni scorsi il termine di consegna delle domande per l’assegnazione di un centinaio di alloggi di edilizia economico-popolare (20 al rione Mazzafame, 30 alla Canazza, per anziani e giovani coppie, 50 a Rescaldina). Soltanto a Legnano le domande presentate sono state 440. Negli altri 12 comuni della zona ne sono state presentate almeno altrettante.
Il quadro si fa drammatico se si pensa anche alle circa 300 richieste di case popolari giacenti all’ufficio casa del Comune.
Di fronte a questa domanda, cosa offre il mercato? Gli appartamenti in affitto sono praticamente introvabili mentre quelli messi in vendita dalle varie agenzie immobiliari e dalle imprese sono rivolti esclusivamente alle classi medio-alte (basti pensare che per un nuovo appartamento di circa 120 metri quadrati in zona S. Teresa si arriva ad un costo superiore ai 90 milioni).
Da segnalare però un’iniziativa, messa in atto a Rho, che potrebbe interessare anche i legnanesi. In via Capuana (zona Castellazzo) sono disponibili circa 390 appartamenti di varie misure, che vengono ceduti in affitto. Si tratta di appartamenti di proprietà del Ministero del Tesoro che, in seguito ad una legge speciale, sono messi a disposizione di quei cittadini che abbiano subito uno sfratto, anche non residenti a Rho. Come detto, gli appartamenti sono di varia misura, e quindi anche i canoni di affitto sono diversificati: si va da un minimo di 62 mila lire al mese ad un massimo di I85 mila lire al mese (per appartamenti di I20 metri quadri). Il problema più grosso rimane comunque quello degli alloggi sfitti che, secondo una recente stima del SICET (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), sarebbero circa mille. Su questo numero non ci sono ancora dati sicuri e si attendono a questo proposito gli elementi raccolti dai giovani addetti al censimento socio urbanistico ormai giunto alla fase finale.
I dati sugli alloggi sfitti sono attualmente all’esame del Centro elaborazione dati e saranno resi noti la prossima settimana, i giovani che hanno fatto il censimento ci hanno comunque confermato l’impressione che vi sono molti alloggi liberi in città. Tra gli esempi più grossi: il complesso residenziale situato in via Gorizia (anche se ultimamente il proprietario ha affidato ad una immobiliare di Busto Arsizio il compito di venderne una parte), il complesso residenziale “Carroccio” di corso Italia e quello di Corso Sempione.
Qualche mese fa il sindaco Franco Crespi aveva dichiarato in consiglio comunale la disponibilità della amministrazione comunale di prendere in considerazione l’ipotesi di requisire alloggi sfitti per casi di famiglie particolarmente bisognose. “La nostra intenzione — dice il sindaco — non è arrivata a decisioni concrete perché il governo non ci ha fornito i necessari strumenti giuridici. Successivamente è stata approvata la legge regionale che concede mutui agevolati a interessi molto bassi, mutui che potrebbero interessare molte persone”.
In realtà sembra che finora pochissime famiglie abbiano voluto approfittare di questa possibilità. A 15 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande, soltanto una ventina di richieste sono state inoltrate alla filiale legnanese di uno dei due istituti di Credito (la Cariplo) abilitati ad erogare questi mutui, mentre nessuna richiesta è finora giunta alla filiale dell’altra banca abilitata, vale a dire la Banca Nazionale del Lavoro. Ricordiamo a questo proposito che il termine per la presentazione delle domande scade il 20 giugno e che i relativi moduli possono essere ritirati solo presso l’ufficio del Genio Civile, in piazza Moranti 1 a Milano.
Al di là di queste iniziative cosa possono sperare per il futuro i legnanesi sul problema della casa? Due sono le iniziative sulle quali si può fare conto: la prima riguarda la revisione del piano regolatore generale che dovrebbe invertire la tendenza di relegare i ceti popolari in periferia mediante adeguati piani di recupero delle vecchie abitazioni del Centro storico (a questo proposito la Giunta uscente ha preso impegni pubblici mediante l’assessore all’urbanistica Piero Cattaneo); la seconda iniziativa riguarda le aree di 167 assegnate a numerose cooperative della zona che nel giro di qualche anno dovrebbero costruire alla Mazzafame numerosi nuovi alloggi. Numerosi sono ancora i posti disponibili tra i soci di queste cooperative.
ARRIVANO I SUPERMERCATI «La Prealpina», 12 febbraio 1987
Troppi negozi in centro, pochi in periferia. A rimettere ordine ci penserà il “piano di sviluppo e adeguamento della rete di vendita” che l’assessore al commercio Ivano Canavesi ha presentato martedì sera ai consiglieri di quartiere e ai rappresentanti delle associazioni.
Ci sono voluti tre anni per portare a termine questo documento che ora inizia il suo lungo iter burocratico: commissioni, consiglio comunale, organi regionali.
Intanto però ci si può fare un’idea di come cambierà la struttura della vendita al dettaglio in città. E le novità non mancano. La più importante riguarda il cambiamento di rotta per quanto concerne i supermercati. L’amministrazione comunale ha capito infatti di avere sbagliato nel rifiutare, in passato, le proposte di chi voleva aprire grandi magazzini che ora invece assediano Legnano alla periferia.
Via libera quindi alla grande distribuzione. “Nell’arco del quadriennio 87-91 di validità del piano — dice l’assessore Canavesi — potranno essere rilasciate tre autorizzazioni per supermercati con superficie non superiore ai 1500 metri quadrati, di cui almeno 400 per generi di largo e generale consumo. Le autorizzazioni riguarderanno le zone commerciali della Mazzafame, dell’Olmina, della Canazza o del Centro. Per quest’ultima zona è sotto osservazione in particolare l’area Cantoni-Bernocchi che si configura in termini commerciali, per tipologia e dimensione, come un polo per la distribuzione al dettaglio ad ambito sovra-comunale”.
Il piano, illustrato tecnicamente dall’architetto Tiziana Zanini dello studio Lorenzetti-Ventura, ha individuato tre zone di centro commerciale primario (piazza del Popolo con via Venegoni; via Dante con piazza del Redentore; corso Garibaldi-Italia-Magenta) dove potranno essere aperti soltanto negozi ad alta specializzazione. Alla periferia invece (in particolare a San Paolo, Mazzafame, Canazza e Olmina) vi è spazio per negozi con articoli di carattere “popolare”. “Vogliamo così riequilibrare una situazione — dice l’assessore Canavesi — che si è andata deteriorando negli anni”.
Anche per il mercato è previsto uno sviluppo: sono disponibili 44 punti di vendita (bancarelle) soprattutto di confezioni. È chiaro però che la sede attuale del mercato non va di pari passo con questi progetti di espansione: bisognerà trasferirla altrove (l’area Cantoni).
Per quanto riguarda i nuovi esercizi pubblici (bar e ristoranti) ne sono previsti tre nuovi alla Mazzafame, tre a San Paolo, due all’Olmina, due alla Canazza e uno ciascuno per altre sette zone in cui è stata “commercialmente” divisa la città.
Secondo i parametri regionali, Legnano è satura anche di edicole (una ogni 850 abitanti). Ne basterebbero 21, in realtà sono 23. “Questo però non significa — dice l’assessore Canavesi — che non rilasceremo licenze qualora vi fossero nuovi insediamenti abitativi che ne dimostrassero la necessità”.
Lo sviluppo del commercio in città infatti deve seguire le linee generali stabilite dal piano regolatore. E deve soprattutto tenere conto di una crescente importanza della città, della zona (in prospettiva c’è la Grande Malpensa). Il settore terziario è in costante aumento come numero di addetti.
Alla ripartizione giungono numerose richieste di persone interessate ad aprire negozi ma, senza il nuovo piano, le domande non possono essere accolte. “Ci vorranno però almeno dieci mesi — dice Angelo Viscusi, capo della ripartizione commercio — prima che diventi esecutivo”.



