di Redazione–27 gennaio 2020 Giornata della Memoria. Alcuni disegni e memorie di *Renzo Roncarolo, internato nei lager tedeschi durante la seconda guerra mondiale, tratti dal libro “Il filo spinato ti lacera anche la mente” edito dall’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli “Cino Moscatelli”, con il patrocinio del Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana.
Una domenica mattino il lagerfϋhrer venne nella nostra baracca con l’interprete italiano e ci disse che la nostra squadra, composta da trenta prigionieri, da lunedì sarebbe andata a lavorare. Saremmo stati la prima squadra di italiani a lavorare. Sveglia alle 5: i primi venti uomini, fra cui io, sarebbero stati occupati in una fabbrica di radio, gli altri sarebbero andati in una ditta di carri armati. Quando andò via saltammo per la felicità, nostro primo pensiero fu: “Chissà se a mezzogiorno ci daranno da mangiare?”. Il lunedì mattina verso le 4.30 eravamo tutti svegli. Accompagnati da due anziani soldati tedeschi armati di mitra, ci avviammo. Impiegammo un’ora e mezza per arrivare alla fabbrica. […] Finalmente arrivammo in una grande piazza, a destra c’era un grande edificio della Telefunken, di fronte, una fabbrica a un solo piano. Leggemmo l’insegna: Ditta dr. ing. Heil. Un soldato tedesco entrò dal cancello principale e dopo breve tempo uscì accompagnato da un vecchio custode che incominciò a gridare. Sapeva qualche parola in lingua italiana, probabilmente perché era stato combattente nella prima guerra mondiale: “Merdosi italiani, attenti, testa alta, riposo, attenti, avanti march”. Indubbiamente noi, per la paura, eseguimmo gli ordini. Era felice, con gli occhi lucidi, si tirava i baffi e impettito gridava: “Merdosi italiani“.
*Renzo Roncarolo nacque a Vercelli l’8 settembre 1916. Professore di disegno, richiamato alle armi nel 1940, nel settembre 1943 fu catturato dai tedeschi a Verona e deportato in Germania, dapprima nel lager di Furstenberg (dove rifiutò di aderire alla Repubblica sociale), poi in quello di Cottbus e infine in quello di Dreilinden. Dopo le prime durissime settimane di fame e freddo, fu occupato come manovale in una fabbrica a Teltow, poi, grazie alle sue capacità tecniche, fu destinato ad un reparto di disegnatori meccanici. Nel gennaio del 1945, avendo reagito ai soprusi di un civile, fu incarcerato, rischiando di morire a causa delle angherie. Liberato, fu nuovamente inviato al lager. Nel dopoguerra continuò a dedicarsi alla pittura e alla musica e vestì anche i panni del “Bicciolano”. Morì a Vercelli il 23 novembre 2000.





