C’era una volta il Motom. Rino Lattuada di Legnano, ci manda questa foto, corredate da altre, per ricordare il mezzo di suo zio Peppo e cosi’ apre uno spiraglio nel tempo dei motorini e delle moto degli anni ’50, ’60,, (anche dei furgoni per il trasporto merci), che accompagnavano nella città e fuori, gli operai al lavoro, quando non fossero biciclette, vespe, lambrette.
E’ stata la famiglia De Angeli Frua ad avviare la ditta Motom e l’ingegner Battista Falchetto, grande progettista Lancia, a creare questo motorino cilindrata 48 unico nel suo genere, dalle versioni rosse, beige, bianco. Un telaio robusto a X e un motore monocilindrico a 4 tempi il cui rumore resta inconfondibile che garantiva buone prestazioni e consumi contenuti. Restano le immagini dei pedali, che consentivano di spostare il Motom anche a motore spento e ogni tanto l’occhio cadeva su qualcuno che, finita la riserva, doveva pedalerere come un ciclista: la meccanica consentiva un buon rendimento e la sella, grande e comoda, un’agevole guida. Dal ’45, fino al ’70, il Motom ha venduto piu’ di mezzo milione di esmplari e ancora oggi nel mercato dell’usato è piuttosto richiesto. Il miglior modello fu proprio il 48, anche se a seguire furono progettate altre cilindrate, tra cui un 60cc, un 98cc e un 160cc chiamato Delfino, che ebbero poco successo. C’era anche la versione Sport/SS, per gli amanti della guida sportiva, come accade poi per molti successivi modelli.
Massimo Daviddi.






