Di Redazione – Il ricordo di un uomo, di uno scienziato che ha fatto tanto per la sicurezza degli operaio, contro il lavoro nocivo e l’inquinamento del territorio.
Il manifesto 26/05/2026
Il ricordo Attualità di una vita in difesa della sicurezza degli operai, contro lavoro nocivo e territorio inquinato. Dai Consigli di fabbrica e di zona a Medicina democratica. L’incontro con Maccacaro.

Luigi Mara insieme a Pietro Ingrao nel 1978 alla Montedison di Castellanza – Foto Archivio Manifesto
Dieci anni fa ci lasciava, nel maggio del 2016, Luigi Mara. Vogliamo ricordarlo per lo straordinario contributo che ha dato alla lotta per la salute in fabbrica. Un tema che sentiva profondamente: suo padre era morto per un incidente sul lavoro alla Montecatini di Castellanza, lo stesso stabilimento dove lui stesso era entrato quattordicenne e dove, per un nuovo incidente, aveva perso le braccia. Via via si specializza e accultura fino a diventare ricercatore chimico nel Centro Ricerche Montecatini di Castellanza. Si laureerà più tardi in Biologia presso l’Università di Pavia.
SI ISCRIVE alla Cgil nei primi anni ’60 del secolo scorso, partecipa alle attività e alle lotte sindacali cogliendo presto le difficoltà dei lavoratori al momento del confronto con il padrone, soprattutto sui temi che mettono in gioco la loro integrità psicofisica: la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, ambiti che con le lotte ambientaliste degli anni ’70 si allargano alla salute delle popolazioni e alla salubrità degli ambienti all’esterno dei siti inquinanti e pericolosi.
Sono le lotte studentesche del ’68 e quelle operaie del ’69 a rimescolare le carte fra questi due mondi, facendo vacillare e aprendo varchi nei solidi muri di separazione gelosamente presidiati dal Capitale: i bisogni operai e popolari interpellano i saperi delle università, delle istituzioni sanitarie e degli altri luoghi di formazione; i tecnici sono chiamati a confrontare le loro certezze con la soggettività operaia, i danni prodotti dall’organizzazione capitalistica del lavoro alla salute, dei lavoratori e dei territori, a prendersene precocemente cura, a elaborare soluzioni di prevenzione primaria modificando i processi produttivi nocivi e insicuri. O chiedendone la fermata, laddove non sono modificabili.
LUIGI MARA vive quella stagione come un pesce nell’acqua: tesse relazioni con molti compagni (in particolare medici, paramedici, ingegneri) coinvolgendoli nell’elaborazione di soluzioni a problemi presenti in fabbrica o sul territorio. Si tratti di spiegare gli effetti sull’organismo di una data sostanza, di organizzare screening mirati su gruppi operai esposti a un dato tossico, o sull’intero organico di fabbrica per un inquinante presente in tutte le lavorazioni. Oppure per progettare modifiche agli impianti tali da eliminare per il futuro uno specifico rischio, o a ricercare alternative all’utilizzo di prodotti cancerogeni o tossico-nocivi.
IN POCHE PAROLE, Luigi Mara fa di tutto per colmare la distanza tra le conoscenze dei lavoratori e del padrone soprattutto nei campi della tutela della salute, della sicurezza, della salubrità dell’ambiente.
L’incontro con Giulio Maccacaro è determinante per la fondazione, nel 1976, di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, al fine di dare voce, solidità e prospettiva ai movimenti che su questi temi realizzano esperienze e elaborano proposte di una scienza alternativa a quella dominante. A Medicina Democratica Luigi Mara si dedica fino alla fine, ma va anche detto che con il suo contributo segna redazioni di riviste quali Sapere, Scienza e Esperienza, Epidemiologia e Prevenzione. E’ grazie alle sue straordinarie capacità organizzative che vengono realizzati all’interno dello stabilimento di Castellanza memorabili eventi che hanno riscontro in tutto il territorio nazionale. Fra gli altri l’assemblea aperta del 1975 su “Fascismo nazionale e internazionale e lotte dei popoli per la libertà”, con Lelio Basso e il comandante partigiano Cino Moscatelli, quella del 1978 con Pietro Ingrao, allora Presidente della Camera, su “Lotte della classe operaia per lo sviluppo della democrazia”.
Licenziato dalla Montedison nel 1981 assieme a migliaia di lavoratrici e lavoratori espulsi dalle fabbriche per rappresaglia antisindacale o perché ammalati a causa delle mansioni svolte, si batte come un leone per contrastare l’idea che le ristrutturazioni aziendali di quella stagione dovessero passare attraverso la negazione dei diritti costituzionali alla difesa ad una intera generazione di individui che avevano risollevato il paese dalle macerie della guerra. Anche grazie a lui e alle alleanze che riesce a stabilire con gli operatori della giustizia saldamente ancorati alla Costituzione, viene battuto il “diritto dell’emergenza” e molte lavoratrici e lavoratori, fra cui quelli licenziati a Castellanza, possono tornare, grazie a sentenze della Magistratura, al loro posto di lavoro.
TANTI GLI ALTRI progetti che ha realizzato assieme al Gruppo di Prevenzione e Igiene Ambientale del Consiglio di Fabbrica Montedison di Castellanza. Piattaforme rivendicative aziendali dove i temi degli investimenti per la sicurezza, la salute, l’ambiente salubre dentro e fuori la fabbrica sono le note preponderanti e che grazie alla capacità di confrontarsi e tessere alleanze con gli enti locali diventavano realtà: depuratori sugli effluenti gassosi con il cancerogeno Formaldeide, eliminazione del cancerogeno Arsenico nei processi produttivi; recupero di sostanze nelle acque reflue degli impianti, nuovi temi di ricerca per la sostituzione di componenti tossico-nocivi nei cicli produttivi e molto altro.
UNA SU TUTTE: la realizzazione del Centro di Medicina Preventiva del lavoro di Castellanza, con la sede messa a disposizione da quel Comune e le attrezzature e il personale (medico, paramedico tecnico-ingegneristico) a carico dell’allora Consorzio Sanitario di Zona della Valle Olona, dove i lavoratori avevano l’ultima parola sulle priorità e i metodi di intervento. Ricordiamo anche il suo contributo, come uno dei soci fondatori, alla nascita del Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro di Castellanza che da metà degli anni ’80 ha preso il posto del Centro di Medicina Preventiva del Lavoro quando il clima politico mutato ha fatto sì che venisse chiuso. Con il suo contributo prezioso ha segnato le riviste Sapere, scienza e Esperienza, Epidemiologia e prevenzione, dei cui comitati di redazione ha fatto parte. Fino a diventare direttore della rivista Medicina Democratica.
DALLA METÀ degli anni ’90 è stato promotore, nell’ambito di Medicina Democratica, delle più grandi vertenze legali a tutela del diritto alla salute dei lavoratori e delle popolazioni a rischio: il processo contro Montedison/Eni per i lavoratori di Porto Marghera morti da cancro per esposizione a CVM; contro l’Eternit di Casale Monferrato per i lavoratori e i cittadini morti a causa di esposizione ad amianto; contro la ThissenKrupp di Torino per l’atroce morte di sette lavoratori; ancora contro Montedison a Manfredonia e Mantova, e molte altre vertenze in diverse realtà.
Medicina Democratica pochi giorni fa ha compiuto cinquant’anni: quello che Luigi Mara ha seminato ancora esiste e opera.
***Le compagne e i compagni del Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro di Castellanza (VA)



