Di Giuseppe Marazzini –
L’elezione diretta del Sindaco è diventata un problema. Introdotta per dare stabilità al governo delle città si è trasformata in una delega illimitata al Sindaco e alla sua Giunta, per altro senza un controllo effettivo sul loro operato da parte degli elettori e delle elettrici.
Molti cittadini per protesta o delusione non vanno a votare, oppure sapendo che la loro scelta non contribuirà ad un cambiamento dello stato delle cose, si arrendono ancora prima di fronte allo strapotere politico, all’arroganza e al decisionismo egoistico.
Questa disaffezione è ancora più evidente quando il Sindaco viene eletto con il turno del ballottaggio, fase in cui la partecipazione al voto tracolla del tutto con il risultato che il Sindaco viene eletto da una minoranza di cittadini.
A questo punto il Sindaco è “di tutti”, “di nessuno” o “di chi”?
Forse c’era più democrazia quando il Sindaco veniva eletto dai Consiglieri Comunali.
All’orizzonte, per ora, non si intravede un modello elettivo che apra ad una vera partecipazione democratica al governo del luogo dove si vive e si lavora, ma ci si barcamena alla meno peggio.
Il primo Sindaco eletto direttamente dai cittadini a Legnano è stato Marco Turri nel 1993. Da allora la città è stata governata da Sindaci e da compagini assessorili ingessate nel loro schieramento politico. Sindaci ed Assessori, quasi tutti legati alle diverse sfaccettature del cattolicesimo cittadino, hanno portato avanti un modello amministrativo paternalistico veicolato dalla vecchia borghesia imprenditoriale che aveva fatto di Legnano la loro “Manchester”. Un modello che ha resistito con l’aiuto della borghesia palazzinara e che con il passar del tempo ha favorito una politica sempre più verticistica ed esclusiva.
A guardia di questa politica conservatrice ci sono i salotti della Famiglia Legnanese e del Palio, luoghi della buona frequentazione borghese e custodi della tradizione cittadina, con la propensione mai celata di ambire al profilo dei futuri sindaci.
Il decadimento della partecipazione istituzionale cominciò poco dopo l’anno 2000 quando con un voto trasversale del Consiglio Comunale vennero abolite le Circoscrizioni nate a metà degli anni settanta. Legnano aveva tre Circoscrizioni, quella di Oltre stazione, quella del Centro e quella di Oltre Sempione. Erano Organi di consultazione ma anche di controllo dell’Amministrazione Comunale, vigilavano sull’operato del Consiglio e della Giunta ed erano spesso luoghi di vivaci contradditori. I rappresentanti delle Circoscrizioni venivano eletti direttamente dai cittadini.
Le Circoscrizioni vennero sostituite dalle Consulte Territoriali che sono organismi di consultazione “blindati”; ad esempio sulle questioni di urbanistica e di bilancio non possono metterci becco se non per qualche osservazione.
Gli attuali componenti delle Consulte passano attraverso una candidatura sostenuta da dieci firme di cittadini, poi devono essere vagliati dai Capigruppo Consiliari ed infine convalidati dal Consiglio Comunale.
Le Consulte, a causa anche di un regolamento molto burocratico, sono diventate cassa di risonanza di chi governa la città e, con loro, lo stimolo partecipativo dei cittadini è scemato del tutto.
Un freno alla partecipazione è causato anche della caduta di stile dei Consiglieri Comunali, sia di maggioranza che di minoranza.
Se prima dell’introduzione dell’elezione diretta del Sindaco, il Consiglio Comunale poteva mediante il proprio Gruppo consiliare mettere in crisi il Sindaco, ora in nome di una “presunta” governabilità i Consiglieri della maggioranza sono “obbligati” a garantire il sostegno al Sindaco e alla sua Giunta, rinunciando anche all’azione di una critica costruttiva.
Questo stato di cose non permette di sviluppare una relazione propositiva fra tutti i Consiglieri comunali anche se per definizione sono i rappresentanti diretti dei cittadini e hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del Consiglio Comunale.
Abbiamo assistito in quest’ultimo quinquennio a come i consiglieri comunali e i vertici apicali del Comune si sono accapigliati in contrapposizioni verbali astiosi, dando così un’immagine decadente della politica cittadina.
Governare la città con lungimiranza significa far partecipare l’insieme del Consiglio Comunale e degli Organismi di rappresentanza territoriale. Significa prevenire le incomprensioni prima che diventino divisioni irreparabili. Significa adottare un metodo di lavoro che porti a risultati concreti. Significa dare informazioni e conoscenza di ciò che il Comune sta facendo. Significa abbondonare la propaganda autoreferenziale.
Ci sono questioni di cui “tutta la città deve parlare” come l’urbanistica, il cambiamento climatico, l’istruzione, il sistema socio-sanitario, il lavoro, la condizione di vita, le povertà.
Bisogna istituire momenti di confronto istituzionale aprendo le porte ai comuni cittadini e alle intelligenze presenti in città, confronti interdisciplinari che permettono di mettere a fuoco le tematiche con il massimo delle competenze scientifiche, partendo dalle conoscenze di base, dalle esperienze e dagli studi.
È ora di un Sindaco, di una Giunta assessorile e di un Consiglio Comunale capace di fare questo!



