Di Giuseppe Marazzini – La città è in festa dicono le cronache: spettacoli, mostre, presentazioni di libri, incontri, benemerenze, ecc. ecc.
Tra una iniziativa e l’altra ogni tanto salta fuori che Legnano è stata la “Manchester” d’Italia, meglio dire per precisione che è stata una delle “Manchester” d’Italia ma, a prescindere da ciò, quello che ci interessa evidenziare è che Legnano indiscutibilmente è stata una città operaia per un non breve periodo che non poco ha contribuito a plasmare il carattere della città. Purtuttavia pochi lo ricordano, anche per la scomparsa dei protagonisti principali. Al contrario molti ricordano con assiduità e con ammirazione i padri del capitalismo e il loro paternalismo, tralasciando forse per imbarazzo o per dimenticanza le condizioni di vita e di sfruttamento di migliaia di operaie ed operai.
Ripropongo qui I’articolo di Carlo Venegoni che descrive molto bene quale erano le condizioni di vita e i rapporti coi padroni che rappresenta una delle migliori sintesi della vita operaia dell’epoca.
Unità giovedì 7 maggio 1981
Come dimenticare le migliaia di operaie tessili e di operai della meccanica che nelle fabbriche di Legnano hanno affrontato disagi incredibili per le condizioni disastrose degli ambienti di lavoro? Nelle industrie tessili si respirava polvere di cotone a chili con conseguenze drammatiche per la salute, quante donne hanno subito danni permanenti delle quali non sappiamo nulla? E’ anche a loro che dobbiamo ciò che Legnano è oggi.
Una condizione lavorativa che si è prolungata per molti anni e il superamento della monetizzazione della salute ha richiesto molte lotte e molte vite operaie.
Come dimenticare le decine di operai della Franco Tosi morti per aver respirato fibre di amianto presenti nell’ambiente di lavoro?
Anche se per estirpare lo sfruttamento dell’essere umano ci vuole ancora tempo facciamo in modo di non dimenticare coloro che nella loro esistenza di sfruttati hanno contribuito ad arricchire i padroni e il tessuto economico della città.
Una medaglia d’oro la meritano anche loro.
La classe operaia andrà in Paradiso?




