Cronache da un vortice esistenziale – di Pablito el Drito.
Recensione di Marco Philopat –
Once were ravers ha come sottotitolo cronache da un vortice esistenziale, ma con un fantasioso balletto di lettere, il termine cronache potrebbe tramutarsi in comiche senza nulla togliere alle aspettative create dalla copertina. Il motivo è molto semplice: il libro che avete per le mani vi divertirà dalla prima all’ultima pagina, ve lo assicuro… In realtà, fosse solo per la sua nota logorrea, l’autore è un cronista formidabile del periodo qui narrato, anche perché a quei tempi era uno degli attivisti più conosciuti della scena rave italiana. Avrete già capito che vi state preparando a immergervi in una lettura che vi porterà, in una dimensione quasi dal vivo, in quei famosi capannoni industriali abbandonati a ballare i battiti ossessivi della tekno e avrete persino l’impressione di stonarvi fino a raggiungere gli dèi dell’empatia da veri onnivori di droghe sintetiche. Ma non spaventatevi per gli inevitabili down, con la carta stampata si possono evitare, soprattutto se riuscirete a immedesimarvi nel ritmo carico di humor del protagonista Ernesto, il più flippato supereroe della strada.
Si tratta di un pusher di fumo che ha trovato nella vendita e nelle infinite contrattazioni, il modo giusto per entrare in contatto con i raver più folli ed esplosivi che animano gli illegal party. Ernesto ci conduce nel caleidoscopico mondo dell’utopia sballata di tutti quei giovani che poco più di anno prima erano stati a Genova, con l’idea di combattere a mani nude contro gli otto uomini più potenti del pianeta. Alle mazzate in faccia sono poi seguite le torri gemelle, così il clima di esuberanza e foranza rave si è infilato nel tunnel nero della guerra e della repressione. Solo i più incalliti sognatori come Ernesto ci credono ancora e viaggiano su un altro spazio temporale, quasi fiabesco e scanzonato, convinti nell’utilità di mettere in campo l’integrità delle proprie risorse per contribuire alla crescita del movimento.
Purtroppo per lui e i suoi soci il presente corre in un’altra direzione e allora Ernesto, quando deve fare i conti con la normalità, si ritrova in situazioni assurde, travolto da una girandola di equivoci con conseguenze paradossali. Episodi esilaranti e scene da manicomio dove non esiste più alcuna differenza tra una misericordiosa suora e una prostituta transgender drogata e razzista, dove la generosità e lo svilupparsi del più tenero tra gli amori possibili si mischia inesorabile con la paranoia della polizia o di un pusher malavitoso e sfregiato. Nonostante il grado di solidità in cui Once were ravers è incuneato alla realtà, l’autore si ostina ad affermare che Ernesto non è il suo alter ego e che questa storia se l’è inventata totalmente, però se vi capita di incontrare Pablito el Drito consiglio vivamente di fare il raffronto.
Per chi si aggira sulle strade di Milano è piuttosto facile vederlo all’opera mentre vende libri o materiale sonoro di musica elettronica radicale, piazzato davanti a un banchetto improvvisato o addirittura con un telo steso sul marciapiede. Cortei, assembramenti stradali, concerti, radiotrasmissioni live, feste pubbliche e pure quelle private… Lì lo troverete di certo con il suo inconfondibile cappellino in testa e l’inseparabile bicicletta al fianco, sempre in piedi a parlare ore e ore per intortare la gente, mostrando la magnificenza della sua merce esposta. Sì, perché Pablito el Drito, oltre aver scritto un bel romanzo tutto da ridere, è anche il miglior pusher di libri che io abbia mai conosciuto.
L’autore: Pablito el Drito (Pablo Pistolesi) attivista, dj e produttore. Ha fondato l’etichetta Rexistenz e scrive per numerosi siti di cultura alternativa.
pp. 168 • illustrato • 2017 – Casa Editrice: Agenzia X – Milano



