Di Redazione – Proponiamo un articolo del 1983 apparso sul settimanale cattolico Luce, in cui si leggono i dati di allora sulla povertà in Europa e in Italia. 8 milioni di cittadini nel 1983 venivano definiti poveri ovvero “l’appartenere a una famiglia dove il lavoro non è sicuro, mal retribuito, precario, non registrato; non godere di sicurezza sociale o non essere in grado di reclamare i propri diritti” …
San Tommaso affermava” che la povertà – intesa in un senso etico ormai scomparso – è la mancanza del superfluo, mentre la miseria è la mancanza del necessario”.
Secondo i dati ISTAT, nel 2024, si stima che siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di miseria (povertà assoluta) per un totale di 5,7 milioni di individui, mentre risultano oltre 2,8 milioni di famiglie in condizione di povertà (povertà relativa) per oltre 8,7 milioni di individui. In 43 anni cosa è cambiato?
E’ innegabile che le cose siano peggiorate e la forza di reclamare i propri diritti e fare pressione sociale rimangono in pratica un’utopia. Nell’80° della Repubblica, del voto alle donne e con la vittoria del NO contro la modifica della costituzione nell’ultimo referendum, è giunto il momento che la miseria e la povertà vengano veramente gestite e combattute in modo serio e concreto e non in maniera millantante e demagogica, come gli attuali governanti continuano a fare.
Settimanale Luce_04 09 1983_Rassegna povertà


