Di Giuseppe Marazzini – l’Italia, si propaganda, ha il premier più potente d’Europa, così potente che non riesce a fermare le stragi sul lavoro. Il paese, si narra, gode di buona “salute” ma chissà perché gli operai uccisi sul lavoro aumentano di giorno in giorno.
Nell’anno in corso, nello spazio di poche settimane sono avvenute tragedie tremende: giovedì 24 ottobre scoppio alla Toyota di Borgo Panigale con l’uccisione di due operai e altri 11 feriti; lunedì 18 novembre ad Ercolano scoppia un fabbrica abusiva di fuochi di artificio che uccide tre giovani operai; martedì 10 dicembre a Calenzano scoppia una cisterna che stava caricando combustibile presso l’area Eni, che uccide 3 camionisti, due operai della manutenzione oltre a 26 feriti.
A queste tragedie che hanno gettato familiari e parenti nella disperazione, purtroppo, bisogna aggiungere lo stillicidio dei morti uccisi giornalmente sul lavoro. Ricordiamo quelle avvenute pochi gironi fa: un edile caduto da un capannone a San Vittore del Lazio e un altro ferito gravemente, un operaio schiacciato da un macchinario a Massa Finalese, un pescatore colpito da una cavo di acciaio durante la pesca in mare nella zona di Fano. Vicino a Cassino, un operaio addetto alla viabilità autostradale, ucciso da tir fuori controllo.
Non dimentichiamo anche chi muore dopo, magari dopo mesi di agonia, come la giovane lavoratrice palermitana, rimasta folgorata due mesi fa nella trattoria dove lavorava e morta qualche giorno fa …
Morti bianche, silenzio assordante
Un articolo di Mario Saverio Di Martiis – Lunedì 2 dicembre 2024 “Il Mattino di Puglia e Basilicata”
IL FOCUS SULLA STRAGE CONTINUA DELLE VITE SPEZZATE SUL LAVORO
Morti bianche, silenzio assordante
Un ex ispettore Inail ci racconta drammi e azioni spesso impotenti
Ercolano lunedì 18 novembre, primo pomeriggio, sono quasi le ore quindici o meglio le tre del pomeriggio. In via Patacca, 94, un boato enorme e terrificante, le teste delle persone si girano in direzione del Vesuvio che invece appare placido e tranquillo dall’alto della sua solennità.
UNA CRONACA DIFFICILE
È saltato in aria un manufatto edile, dalle apparenze un piccolo capannone o forse una casa di civile abitazione. Minaccioso divampa l’incendio. Si stavano preparando i botti, i fuochi d’artificio per le prossime festività di fine anno. Tutto appare distrutto e contorto, il fuoco sembra svolgere quasi una funzione purificatrice, distruggere le tracce e l’orrore dell’incredibile tragedia. Nell’artificiale e criminale improprio Vesuvio, opera e testimone dell’avidità umana, c’erano pure tre persone: Samuel Tafciu di diciotto anni, Sara e Aurora Esposito, due gemelle di ventisei anni. Ma le tre persone non ci sono più, saranno i preziosi cani molecolari dei Carabinieri a recuperare quanto è ancora riconducibile a membra umane. Un lavoro difficile e pietoso affidato ai Vigili del fuoco. Opportunamente si decide di evitare ai famigliari la visione dell’orribile scempio. L’autopsia avverrà mercoledì ventisette novembre, presso il secondo Policlinico di Napoli. Dopo qualche giorno un pesante silenzio avvolge l’incredibile episodio, interrotto sabato ventitré novembre da un muto e solidale corteo, svolto in Ercolano sino al luogo dell’evento. I partecipanti, mediante uno striscione, si sono espressi in maniera inequivocabile e chiara: giustizia per Samuel, Sara e Aurora.
Cosa pensare, siamo tutti ancora attoniti, oppure siamo semplicemente assuefatti alla crudeltà e alla morte. Siamo troppo presi dall’incertezza che attanaglia i nostri orizzonti, al punto da non potersi soffermare sullo scempio di tre giovani vite sacrificate per un pezzo di pane. La tecnologia consente di visualizzare immediatamente i luoghi e i territori ove l’orribile sacrificio si è consumato. Forse siamo rallentati o fermati dalla consapevolezza che non si tratta di un episodio. I numerosi ghetti degli sfruttati ci sono noti, l’abuso del lavoro illegale altrettanto, per non tacere delle quotidiane tre vittime del lavoro e di quei poveri che per pochi euro, a Milano, producono anche per l’industria del lusso. L’orrore è rappresentato dal cruento episodio oppure dalla disumanità con la quale, con antica filosofia, tutto scorre, tutto passa. Ercolano è ubicato appena a sud di Napoli, delimitato a nord da Portici e a sud da Torre del Greco. Il comune comprende il litorale e la zona interna verso il Vesuvio. Oltre ai noti scavi di epoca romana, associati a quelli di Pompei, nei pressi si trova anche il rinomato museo ferroviario di Pietrarsa. E’ un comune di oltre cinquantamila abitanti, con un’agricoltura specializzata, un settore vivaistico assai competitivo, uno sviluppato commercio e attività industriali dall’abbigliamento alla meccanica.
OBBLIGATORIA UNA RICOSTRUZIONE NECESSARIA E DOVEROSA
Sarà necessaria una meticolosa ricostruzione per comprendere gli elementi, oltre le tre sfortunate vittime, che compongono la vicenda. Un lavoro durissimo richiesto alla pubblica amministrazione: autorità municipali, carabinieri, vigili del fuoco, ispettorato del lavoro, INAIL, autorità giudiziaria, che investirà non solo il comune di Ercolano, ma anche i municipi di provenienza o domicilio delle vittime. Lo stabile è risultato intestato a una tredicenne. Il padre e la madre dell’adolescente, al momento, risultano denunciati per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e detenzione illecita di materiale esplodente. Per l’uomo, martedì ventisei novembre, la procura di Napoli ha disposto il fermo e l’accompagnamento al carcere di Poggioreale, aggiungendo l’accusa di caporalato. Il giudice per le indagini preliminare ha convalidato il fermo e la traduzione in carcere. Pare anche che l’accusa a carico dell’uomo sia di omicidio volontario. Di sicuro sarà necessario comprendere chi ha organizzato l’attività illecita e proposto il lavoro, oltre al circuito di distribuzione dei prodotti pirotecnici illegali. Altrettanto utile e necessaria risulterà una ricerca per comprendere l’ambito sociale all’origine della vicenda.
Non si tratta di mera marginalità, bensì di una realtà complessa ove convivono troppe situazioni opposte: sviluppo e sottosviluppo, povertà fiscale e consumi di lusso, insicurezza abitativa e case principesche, centri di conoscenza e abbandono scolastico. Così pure vale la pena di capire il nesso territoriale. Ercolano è il luogo dell’evento, gli attori, al contrario, provengono tutti da altri comuni. Altrettanto insufficiente è il ricorso all’abitualità stagionale della preparazione illecita di prodotti pirotecnici. Si sta parlando d’illegalità nota a tutti, sono conosciuti finanche i nomi dei micidiali ordigni da festeggiamento, ogni anno puntualmente rinnovati. Quelli della disgrazia forse erano i rinomati Kobra. Pare invece di respirare un’aria tossica e in veloce diffusione costituita dallo sfruttamento del bisogno. Compensi ridicoli per lavorare molte ore in condizioni di pericolo. Sono questi gli elementi che emergono dall’esame delle ancora ridotte notizie relative alle tre giovani vittime.
LE GIOVANI VITTIME
Sara e Aurora erano due sorelle gemelle di ventisei anni, di fatto, raccoglievano ogni possibile occasione di lavoro, sempre in nero, per sopravvivere. Aurora era anche madre di una bambina di cinque anni. Vivevano con la madre e una terza sorella disabile nel comune vesuviano di Marigliano. Emblematiche le parole del sindaco mariglianese: la morte non può essere il prezzo che deve pagare chi pur di sbarcare il lunario accetta un lavoro che lavoro non è. Samuel aveva diciotto anni, viveva a Ponticelli, un quartiere di Napoli, ospite della suocera, con la compagna diciassettenne e la figlia di quattro mesi. Si dice che avesse accettato il lavoro a Ercolano, per un compenso di venti o trenta euro al giorno. In realtà per disperazione come le due sfortunate gemelle. Durante l’estate scorsa per tre mesi aveva lavorato, beninteso sempre in nero, come magazziniere, senza ricevere alcun compenso.
UNA TESTIMONIANZA
Pare utile parlare di questa triste vicenda con un ispettore dell’INAIL che cortesemente risponde ad alcune domande.
Per quanti anni sei stato funzionario dell’INAIL?
Per oltre quarant’anni, a cavallo tra i due secoli, dagli anni settanta alla prima decade del duemila.
Hai lavorato sempre in Campania, oppure sei tornato dopo aver lavorato in altre regioni?
In più regioni, ma prevalentemente in Campania.
Sei stato ispettore per molto tempo?
Per oltre un ventennio.
Ercolano, 18 novembre, lavoro nero, tre morti, qual è il tuo stato d’animo?
Triste, amareggiato, incredulo e pieno di rabbia. Il lavoro in nero senza legalità e sicurezza è una trappola. Quando si entra in questo triste circuito, diventa quasi impossibile uscirne, si perdono la speranza e la fiducia nella legalità. È dovere e obbligo costituzionale del governo e della pubblica amministrazione far cessare questo indegno fenomeno, che in primo luogo lede e oltraggia la dignità delle persone. –Nel corso della tua attività professionale ti sei imbattuto in vicende come quella di Ercolano? Purtroppo sì. Negli anni novanta ho svolto accertamenti per un caso più o meno simile. Ricordo che nello scoppio della fabbrica di fuochi artificia- li rimasero smembrati due lavoratori extracomunitari che operavano senza regolare assunzione. Quello che più mi colpì fu che i titolari dell’opificio dichiararono alle forze dell’ordine, intervenute sul luogo della tragedia, che all’interno dell’opificio non lavorava nessun dipendente e che i pezzi di carni smembrate attaccati a una rete di recinzione erano quelli di grossi cani da guardia che si trovavano all’interno dell’opificio stesso. Fu solo grazie alla testimonianza della moglie di uno dei due lavoratori, la quale non vedendo tornare il proprio consorte si rivolse agli inquirenti e così in piena notte alla luce di fotoelettriche dei Vigili del Fuoco furono raccolti tutti i resti sparsi per l’intero opificio e sottoposti all’esame del DNA.
La pubblica amministrazione, nel suo insieme, è attrezzata per affrontare queste situazioni?
Non credo, a mio parere il dialogo non sempre è immediato tra le diverse istituzioni preposte ai controlli.
Le produzioni pirotecniche e i relativi spettacoli sono caratteristiche del territorio campano, come avviene l’intervento ricorrente di chi sfrutta brutalmente il bisogno di lavoro e attiva la concorrenza sleale a danno delle imprese legali e sicure?
La fame, la miseria e la mancanza di opportunità fanno sì che si accetti qualsiasi tipo di lavoro, anche a nero e senza alcuna sicurezza.
È evidente che nessuna autorità pubblica è in grado di affrontare da sola la complessità socio-economica che costituisce il brodo di coltura di simili episodi. Ma i responsabili e gli operatori della pubblica amministrazione sanno e vogliono operare in sinergia?
Di parole se ne dicono tante, ma credo che spesso costituiscano mere manifestazioni d’intenti. La riduzione costante delle risorse umane e finanziarie, destinate alla pubblica amministrazione, aumenta le difficoltà.
Siamo alquanto scossi e sconfortati, tu intravedi prospettive ottimistiche?
No, assolutamente no, purtroppo credo che ci saranno ancora tanti bambini, mogli o mamme che alla fine della giornata non vedranno tornare i propri cari perché caduti sul lavoro. Per tanti la morte sul lavoro è una cosa ineludibile e inevitabile. Non è vero, si lavora per stare meglio non per morire. Non dovrebbe più essere cosi, non deve essere cosi!
Per concludere, sarà possibile in tempi rapidi accertare che si tratta di tre morti sul lavoro e soccorrere i famigliari con le prestazioni erogate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali / INAIL?
Sicuramente le colleghe e i colleghi dell’INAIL hanno già attivato la trattazione del caso. La formazione del rapporto di lavoro nelle assicurazioni sociali nasce “ope legis” al verificarsi delle condizioni previste dalla norma medesima. Per intenderci l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è pubblica e automatica, indipendentemente dalla formale attivazione del rapporto assicurativo, dal pagamento del premio o della denuncia d’infortunio. Dalle prime sommarie notizie pare evidente che si tratti di una situazione di lavoro e che la tragedia è avvenuta in occasione di lavoro. Come previ sto l’INAIL sarà, di sicuro, già attivo e in contatto con gli inquirenti e la Procura della Repubblica, allo scopo di disporre delle informazioni utili per la costituzione della rendita ai superstiti e l’erogazione delle altre prestazioni previste. Con il termine rendita s’intende l’indennità economica mensile corrisposta ai superstiti che ne hanno diritto, erogata dall’INAIL, una definizione tradizionale derivante dalla specifica natura assicurativa del rapporto.
INTERROMPERE UNA INGIUSTA SEQUENZA IN ESSERE DA TROPPO TEMPO
I fatti di Ercolano non costituiscono una novità. Il giorno undici aprile del 1975, nel territorio del comune di Sant’Anastasia (Napoli), ci fu la cosiddetta strage della Flobert. Nell’esplosione della fabbrica morirono tredici operai. Si salvò solo Ciro Liguoro. Anche la musica ha voluto mantenere il ricordo di chi morì quel giorno. Due le canzoni più note che ricordano quella strage: ‘a Flobert, di ‘E Zezi, gruppo musicale operaio. La seconda è ‘o Padrone, di Pino Daniele. Quest’ultima canzone dal sapore amaro, è uscita due anni dopo la strage, nell’anno 1977. Negli ultimi vent’anni, sono state oltre quaranta le vittime, e svariati feriti tra le persone che lavorano nella preparazione dei fuochi di artificio e prodotti pirotecnici e non solo in Campania, ma anche in Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Senza dimenticare la rituale sequenza della mattina del primo gennaio di ogni anno, con l’elenco dei mutilati e delle vittime causate dai botti destinati ai festeggiamenti per il nuovo anno. Puntuale anche la sorveglianza delle forze dell’ordine con controlli e sequestri, in corso anche in questi giorni. La produzione dei fuochi di artificio e l’uso della polvere pirica costituiscono un’attività assai pericolosa, soggetta a specifiche autorizzazioni, controlli e metodiche di conservazione delle materie prime e dei prodotti finiti. È ora di eliminare la produzione illegale e la conseguente commercializzazione, compresa quella alimentata dalla massiccia importazione.
UNA VICENDA CHE INVESTE IL PAESE NON SOLO LA CAMPANIA
Non si tratta di un fenomeno dalla geografia determinata, è l’intero paese che convive con l’economia illegale nelle sue varie forme. Le difficoltà che si registrano nelle produzioni lecite, aumentano il volume delle forme di sfruttamento del lavoro e del bisogno. È precisa responsabilità dell’intero paese esaminare e governare l’insano fenomeno, altrimenti in grado di aumentare le tensioni sociali. Gli indicatori economici della Campania, forniti da Bankitalia, con il rapporto sulle economie regionali, ben descrivono le incertezze. L’aumento della crescita regionale nei primi sei mesi dell’anno in corso, pari allo 0,8%, deve fare i conti con la diminuzione dell’occupazione stabile e la significativa riduzione dei contratti di apprendistato. Un clima ben evidenziato finanche dalla nota fiction televisiva ‘’Un posto al sole’’ realizzata proprio negli stabilimenti di produzione televisiva della RAI di Napoli. Da alcune settimane gli autori hanno reso centrale l’argomento del caporalato. Conforta constatare che il territorio dispone, in questo momento, di un competente tridente ai vertici amministrativi, composto dal prefetto Michele Di Bari, dal capo della Procura della Repubblica Nicola Gratteri e dal sindaco di Napoli e neo presidente dell’associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI) Gaetano Manfredi.
“o padrone” di Pino Daniele – album Terra Mia 1977
‘O padrone nun dà duje sordi
Dice sempe ‘e faticà’
E nuie ce magnammo ‘o limone
Pe’ duje sordi ca ce dà
‘o padrone ogg’è venuto nce vuleva parlà’
Stateve accuorto ccà zompa tutt’e cose
E ‘na botta nce ha vugliuto dà
Quanta luce cchiù miseria nun ce stà
‘Mparadiso se sta buono
Senza nisciuno ca ce vo’ cumannà’
‘O Signore nun dà duje sordë
Dice sempe ‘e prià’ ca prianno ‘a Maronna
Ca ‘ncoppa ‘a terra po’ cagnà
‘O Signore ogg’è venuto nce vuleva parlà’
Ma che ve site miso ‘ncapa
‘Mparadiso s’adda faticà’
Quanta luce ‘mparadiso nun se po’ stà’
Nemmeno ‘e muorti stanno buono
Manco ‘o limone nce putimmö magnà’





