di Redazione –
«Io stessa, lo racconto, lo vedo, e penso che non è possibile essere sopravvissuti a cose simili. Vedo e sento. Ma voi, voi vedete?»
Radio24 – Il cacciatore di libri 11/01/2020 – Intervista all’autrice.
“Ritorno a Birkenau” scritto da Ginette Kolinka, insieme a Marion Ruggieri, è un piccolo libro, appena 90 pagine, in cui Ginette, ebrea francese, racconta la sua storia: era il 16 aprile 1944 quando a 19 anni fu deportata nel campo di Birkenau insieme al padre, al fratellino e al nipote. Fu l’unica di loro a sopravvivere. Il romanzo racconta la vita nel campo di concentramento e lo fa con un stile secco, asciutto. Si racconta anche il dopo Birkenau e quindi il ritorno a Parigi dalla madre e dalle sorelle che per fortuna non furono deportate.
Gli amici e i vicini di casa che andavano a trovarla per vedere la deportata ma nessuno, racconta Ginette Kolinka, “mi chiedeva come stavo”. Per decenni Ginette non ha mai raccontato a nessuno quanto aveva vissuto a Birkenau. “È stato grazie a Steven Spielberg che ho cominciato a parlare”, scrive nel libro. Dopo il film Schindler’s list, il regista aveva creato una fondazione e mandato alcuni giovani in giro per i mondo per raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti. E così Ginette a iniziato a parlare, visita le scuole e accompagna i ragazzi ad Auschwitz-Birkenau, trasmettendo la propria testimonianza. Questo libro, sobrio e potentissimo, è un lascito prezioso e necessario (ancora oggi, più che mai oggi), per il quale non possiamo che ringraziarla.




