A cura di Giuseppe Marazzini –
Diario Legnanese, nel suo impegno di pubblicare un racconto al mese per riportare alla luce vicende e storie operaie passate, ritorna ancora sul lavoro nelle miniere e sulle tragedie avvenute soprattutto negli anni ’50, quando nell’immediato dopoguerra, con una economia energivora in espansione, la vita di un minatore valeva sicuramente meno del carbone che estraeva dalle viscere della terra tutti i sacrosanti giorni.
22 marzo 1955, la tragedia alla miniera di Morgnano (PG).
La vicenda delle Miniere di lignite a Spoleto – una pagina che abbraccia un periodo che va dagli ultimi due decenni dell’800 fino alla fine degli anni ’50 del XX secolo – ha lasciato un segno profondo nella storia della città non solo per il ruolo industriale prevalente che le miniere hanno avuto nella vita economica e sociale ma anche per la tragedia che nel marzo del 1955 costò la vita a 23 minatori e che a distanza di tempo è ancora una ferita profonda per la comunità spoletina.
La nascita delle miniere
Per lungo tempo – come spiega il fondamentale testo “Le miniere di Lignite di Spoleto (1880-1960)” di Aurora Gasperini – le miniere rappresentarono «la realtà economica più consistente […] un attività del tutto nuova per la città, nuova non soltanto perché operava in un settore mai sperimentato in precedenza, ma anche dal punto di vista qualitativo, essendo essa la prima vera attività a carattere industriale». Dall’Unità d’Italia fino agli anni cinquanta del Novecento, l’Umbria è stata interessata da una importante attività di estrazione della lignite con la nascita di numerosi presidi minerari, che si svilupparono principalmente dall’area di Pietrafitta a quella dei Monti Martani. L’ultimo a chiudere in ordine di tempo fu quello di Morgnano. Questo presidio minerario, scoperto nel 1881, era stato attivo ininterrottamente dagli anni Ottanta del secolo XIX, in qualità di fornitore di combustibile delle Acciaierie di Terni [gestore dalle miniere dal maggio 1889] rappresentando per gran parte delle famiglie residenti nell’area, la principale, quando non l’unica, fonte di sostentamento.
La vita dei minatori
Ma la vita dei minatori spoletini era tutt’altro che agevole. I duri orari di lavoro, 12/13 ore giornaliere passate a trecento metri di profondità, i giorni trascorsi nel buio fitto della miniera, l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro in un ambiente sufficientemente igienico e salubre, devono restituirci l’idea di cosa potesse significare far ruotare la vita familiare attorno a condizioni lavorative così difficili. Il presidio di Morgnano, configurandosi dunque quale principale centro minerario dell’Umbria, aveva creato attorno a sé un tessuto sociale e economico totalmente dipendente dall’attività che all’interno vi si svolgeva. Dal 1948 al 1953, nonostante il numero dei minatori sul territorio nazionale fosse sceso di circa 10 mila unità, la percentuale degli infortuni era notevolmente aumentata (dal 148 per mille del ’48 al 272 per mille del ’53) e con essa anche quella dei decessi.
Il primo manifesto della Lega dei Minatori conservato nella Biblioteca Comunale “Giosuè Carducci” di Spoleto.
Nel 1954, all’indomani della strage nella miniera di Ribolla, da ogni settore del Parlamento furono rivendicati provvedimenti urgenti che il governo si impegnò a predisporre con prontezza: nessuno di questi in materia di prevenzione degli infortuni fu emanato in favore dei minatori. La legge antinfortunistica del 12 febbraio 1955, predisposta dopo l’eccidio di Ribolla, trovò applicazione in tutte le aziende industriali meno che nelle miniere, cave e torbiere. La situazione era quindi tragica, paradossale ma purtroppo reale.
La tragedia
Alle ore 5,40 del 22 marzo 1955, pochi minuti dalla fine del terzo turno di notte, nel pozzo Orlando una sacca di grisou invase una galleria in tracciamento, diffondendosi nel reticolo scavato nel terreno. Trascorsi pochi minuti, implacabile, si verificò l’esplosione che uccise 23 minatori e ne ferì 18, dei 170 in servizio. Le indagini che seguirono la tragedia stabilirono che si era trattato di una fatalità connaturata con la stessa attività estrattiva, purtroppo inevitabile, evento che si era già verificato nel 1939, provocando la morte di altri 8 operai in una galleria adiacente al pozzo Orlando. Il tributo di vite richiesto dalle miniere di lignite di Spoleto è stato molto alto nei suoi 86 anni di attività, e tuttavia l’impianto non fu mai equipaggiato con dispositivi di sicurezza atti a non innescare la combustione di gas sotterranei. Solo in occasione dell’incidente del 1955 si aprì una vera polemica sulle condizioni di sicurezza garantite dalla Società Terni, che deteneva la concessione della miniera. Addirittura in sede di Camera dei Deputati alcuni onorevoli denunciarono la condizione di insicurezza delle miniere, mentre la stampa si divideva tra chi come Il Giornale d’Italia, Il Tempo e Il Messaggero sposavano l’ipotesi della fatalità se non quella della negligenza degli operai, un po’ come è successo di recente per la tragedia della Umbra Oli di Campello sul Clitunno (PG), e chi, l’Unità e Il Paese, discuteva delle condizioni operative di insicurezza dell’impianto. L’Unità riportò la notizia secondo la quale qualche giorno prima dell’incidente minerario un operaio aveva avvisato il capo minatore di una concentrazione di gas superiore alla norma.
Notizie quotidiani 23_24 03 1955
Il 26 marzo il Consiglio Comunale di Spoleto, con un non comunissimo senso della collettività, stabilì all’unanimità l’erogazione di un sussidio alle famiglie dei minatori morti nell’incidente. Il direttore della miniera, Giuseppe Dolzani, fu accusato di omicidio colposo, le due perizie processuali giunsero a certificare cause molto distanti tra loro, la perizia eseguita da Ugo Ventriglia e Filippo Falini, stabilì che la causa dell’esplosione era da individuare nella accensione di una sigaretta da parte di qualche operaio, mentre la perizia del professor Mario Carta, individuò l’elemento scatenante dell’esplosione nelle scintille generate dall’impianto elettrico, che non era adeguatamente isolato, o “antigrisoutoso”, come si dice in gergo tecnico. Il processo si concluse nel 1961, in concomitanza con lo smantellamento delle miniere, con una assoluzione del direttore della miniera, imputando le cause dell’esplosione a una fatalità, nessun risarcimento fu previsto per le famiglie dei 23 minatori.
Foto funerali minatori Morgnano
Il più bell’omaggio che la città di Spoleto ha reso a tutti i lavoratori della miniera di Morgnano è il museo che è stato realizzato, tra l’altro con non comune gusto, nell’area del pozzo Orlando, un luogo della memoria, particolarmente per i cultori dell’archeologia industriale e, soprattutto, per le generazioni successive a quella che “ha tirato la carretta” al prezzo di indicibili sacrifici, anche nelle miniere, in Italia e all’estero.
Intervista ai minatori – Classe 3a 06/06/2017
Materiale consultato:
- “Le miniere di Lignite di Spoleto (1880-1960)” di Aurora Gasperini – Ente Rocca Di Spoleto, 1980;
- Biblioteca comunale “Giosuè Carducci” di Spoleto (PG);
- Il Messaggero-Roma del 23/03/1955;
- L’Unità del 23/03/1955;
- Avanti! del 23-24/03/1955;
- Il Nuovo Corriere della Sera del 23-24/03/1955;
- Il Corriere di informazione del 23-24/03/1955, ediz. pomeridiana e serale;
- Comune di Spoleto-Turismo e Cultura;
- “Il Passato Industriale di Spoleto-Tracce nella memoria e nel paesaggio per lanciare lo sguardo al futuro” – Pubblicazione multimediale della classe IIIA della scuola Dante Alighieri/Sede Centrale di Spoleto, a.s. 2016-2017 Curatrice Proff. Luciana Buscaglia




