Di Giuseppe Marazzini –
Continua la ricerca sulle pesanti condizioni di lavoro nelle fabbriche italiane dal secondo dopoguerra all’inizio del secondo millennio.
Questa volta l’interesse è rivolto a due grandi fabbriche che hanno avuto una storia produttiva lunghissima: la Franco Tosi-Ansaldo di Legnano e in seguito l’Alfa Romeo di Arese-Pomigliano.
Rintracciare la documentazione che presentiamo non è stato semplice, perché le fabbriche citate sono scomparse così come molta documentazione operaia, quella rintracciabile, è sparsa in vari archivi. Solo il marchio commerciale di queste fabbriche ha trovato continuità sotto altre ragioni sociali.
LA MORTE OPERAIA ALLA FRANCO TOSI-ANSALDO
Fabbrica storica della città di Legnano, che nel momento di massima espansione occupava oltre 6.000 lavoratori.
Gli operai della Tosi erano orgogliosi di lavorare per questa azienda, perché si sentivano considerati e trattati come “figli”. La Tosi forniva parecchie agevolazioni, oltre al lavoro, dava la mensa, la casa, le vacanze per i bambini, l’assistenza sanitaria, ecc. … La Tosi era, per questi lavoratori, una seconda “mamma” (Quando suonava la sirena … Nicoletta Bigatti – 2011).
Col tempo si scoprì che la Tosi più che una “mamma” benevola fu una “mamma” matrigna, perché prima di tutto salvaguardava l’interesse dei suoi “figli” più cari. Gli azionisti.
Le condizioni di lavoro in alcuni reparti erano pessime. Nel 1951, tra la commissione interna e la direzione aziendale, furono sottoscritti diversi accordi aziendali uno dei quali prevedeva una indennità per i silicotici e il trattamento sanitario per gli ammalati di TBC ammessi alle cure. (Pietro Macchione – L’oro e il ferro – 1987, pag. 475)
Le risposte ad un questionario del 1955, promosso da sindacalisti della Tosi, fecero emergere la gravità delle condizioni di lavoro nei vari reparti. Oltre ad evidenziare la mancanza di prevenzione antinfortunistica, denunciavano numerosi casi di silicosi e che nel 1954 ci fossero stati cinquemila infortuni, con cinquantacinque ricoveri in ospedale e un morto. (Quando suonava la sirena … Nicoletta Bigatti – 2011, pag. 187).
Col passare degli anni la catena degli infortuni e delle morti sul lavoro non si spezzò. Nel numero di dicembre 1985 di TINOVANTA il notiziario per il personale della F. Tosi- viene riportata la notizia di due operai morti sul lavoro, uno nello stabilimento di Legnano e il secondo in un cantiere fuori sede, più diverse centinaia di infortuni (TINOVANTA dicembre 1985 n.1).
img1_FT_Tinovanta_1985_pg7TINOVANTA notiziario per il personale F. Tosi dicembre 1985 n.1 (edito dalla Società FT)
PROBLEMA AMIANTO, SI INCOMINCIA A PARLARNE.
Settembre 1979: lo SMAL (Servizio Medicina Ambiente di Lavoro) di Legnano pubblica uno “STUDIO PRELIMINARE ALLA COSTRUZIONE DI UNA MAPPA DI RISCHIO INDUSTRIALE PER LA CITTÀ DI LEGNANO” in cui viene riportato quanto segue: “i saldatori di una fonderia usarono fino a tempi recenti protezioni termiche consistenti in cuscini ripieni di amianto. Reso noto ai lavoratori il rischio cancerogeno legato all’inalazione di fibre di amianto si è ottenuta la sostituzione di questi cuscini con altri meno rischiosi. Non sappiamo se esistono situazioni analoghe in altre fabbriche come non ci sentiamo di escludere la presenza di amianto nelle fabbriche metalmeccaniche della zona, soprattutto come coibentante”. Come si chiarirà in seguito, i “cuscini” sostitutivi erano in fibra ceramica, fibra che poi risulterà anch’essa cancerogena.
Il piano di bonifica del 1980. Il piano di bonifica scaturì dalle informazioni che di volta in volta venivano raccolte durante l’indagine dello SMAL con i delegati del Consiglio di Fabbrica, piano che contribuì alla costruzione del “Libro Bianco” del 1981.
Presentazione del piano di bonifica/amianto
img2_FT_piattaforma accordo_amianto_1980Documento estrapolato e semplificato dal Libro Bianco 1981
Nel marzo 1981 lo SMAL di Legnano presenta i risultati dell’indagine sui fattori di rischio per la salute dei lavoratori della Franco Tosi, indagine condotta con “il contributo di Delegati di Reparto e della Commissione Ambiente del Consiglio di Fabbrica della Franco Tosi”. L’indagine assunse la definizione di Libro Bianco.
Planimetria generale dello stabilimento
img3_All1_planimetria_ex FT_Ansaldo
Libro bianco 1981. Scheda saldatori pag. 118
img4_FT_Reparto 44_2_saldatori sud
Tabella di sintesi delle nocività presenti nei reparti carpenteria – tubisteria (car-tub) carpenteria inox sud ovest, pag. 112. Indicazioni crocette: +basso rischio, ++medio rischio, +++alto rischio.
img5a_FT_sez car-tub e carpenteria inoximg5b_FT_tabella riass_fattori di rischi_esposti
Nell’anno 2000, lavoratori e pensionati della Franco Tosi-Ansaldo, con la collaborazione di Medicina Democratica, ricostruirono il ciclo produttivo con particolare attenzione al rischio amianto. A pag.2 della relazione di introduzione alla ricostruzione del ciclo di lavorazione e delle varie mansioni, si legge:
img6_FT_doc esposiz lavoratori amianto_pg2Medicina democratica l’esposizione dei lavoratori all’amianto, pag.2
TESTIMONIANZE
Sull’uso dell’amianto in Franco Tosi riportiamo una incredibile testimonianza raccolta nel libro di Nicoletta Bigatti “Quando suonava la sirena – Vita, lavoro e sindacato nelle fabbriche del Legnanese 1950-1985, 2011, pagg. 197-198”.
“C’era qualche pezzo che per la tornitura stava in macchina anche quindici giorni o un mese e quando c’era qualche cricca (frattura superficiale ndr) arrivavano gli scriccatori, scriccavano, saldavano e mettevano su delle fasce di amianto per fare raffreddare il pezzo a poco a poco, altrimenti non si poteva fare la tornitura perché si rovinava l’utensile. C’era amianto dappertutto, dietro la macchina, per terra, dappertutto. Quelli che lavoravano sui torni paralleli avevano su l’albero della turbina che era lunga sette o otto metri, e la macchina non poteva fermarsi di notte. Così hanno messo lì una persona a fare lo straordinario, per controllare che la macchina non avesse problemi. Questa persona di notte si sdraiava sui materassi di amianto per dormire…”
Un articolo della Prealpina dell’8 giugno 2004 mette sotto accusa la Franco Tosi: “Amianto, controlli su diecimila ex Tosi” e il sotto titolo recitava “L’azienda conosceva i rischi già nel 1976. Ma il rapporto rimase chiuso in un cassetto”. L’articolo si apre con la notizia che: “Diecimila persone che tra il 1975 e il 1985 lavoravano nello stabilimento della Franco Tosi di piazza Monumento potrebbero contrarre malattie professionali per aver respirato polveri di amianto. Per questo il sindacato ha già stretto un accordo di massima con l’Asl per un monitoraggio generalizzato di tutti i soggetti a rischio …”
“…In verità i manager della Franco Tosi erano consapevoli dei rischi corsi da chi maneggiava amianto almeno dal 1976, anno in cui l’azienda commissionò uno studio sulla salubrità dei suoi reparti all’Istituto di Igiene dell’università di Pavia.”
“Su mandato dell’azienda, l’istituto pavese eseguì tre rilevazioni distinte: il 4 maggio 1976, il 6 ottobre 1976 e il 24 aprile 1977. In ciascuna di queste occasioni i funzionari visitarono diversi reparti, concentrandosi però soprattutto su quelli di Saldatura, Carpenteria e Trattamenti termici … In Carpenteria la concentrazione media di fibre di amianto sulle postazioni di lavoro era di 13,3 fibre per centimetro cubo, con punte fino a 19; in Saldatura di 9,2 con punte di 18; ai Trattamenti termici oscillava tra 9 e 10. In base alle tabelle che all’epoca erano ritenute indicative, il limite di rischio era fissato in 5 particelle per centimetro cubo. Limite che poi è stato ridotto con il passare degli anni fino ad arrivare alle 0,1 particelle per centimetro cubo previste dalla legge del 1991… Franco Tosi superava di quasi quattro volte i limiti di rischio indicati nel 1976, rispetto alla normativa del 1991 i limiti erano superati addirittura di 190 volte.”
A fronte di questi dati cosa fece la Franco Tosi? “assolutamente nulla racconta Carlo Oldani, segretario della Cisl per una vita, membro prima del consiglio di fabbrica e poi della Rsu di Ansaldo. Ricordo le battaglie combattute da un coraggioso delegato alla sicurezza che si chiamava Primo Gelati poi diventato medico: ma in Franco Tosi l’amianto si usava praticamente ovunque, e sostituirlo avrebbe comportato spese enormi.”
A gennaio 2007, IL CORRIERE dell’Alto Milanese titolava in questo modo un articolo sull’amianto: “Legnano in Italia è il quarto Polo a rischio amianto”.
“Nel corso di un convegno voluto dalla Cgil Ticino-Olona, tenutosi al palazzo Leone da Perego, con il senatore Antonio Pizzinato tra i relatori, sono emersi dati altamente allarmanti non solo per il territorio nazionale con ancora alcuni milioni di tonnellate in giacenza, ma anche per la nostra zona considerata il quarto polo a rischio in Italia, dopo Monfalcone, Casale Monferrato ed i cantieri navali di Genova”.
Epilogo
Il reparto di lavoro, le sostanze nocive utilizzate nel ciclo lavorativo, la scarsità se non la totale assenza di azioni preventive, i mancati controlli o denunce all’autorità giudiziaria dei rischi presenti sul luogo di lavoro, l’assenza di informazione sulla pericolosità delle sostanze, le negligenze e le sottovalutazioni dei responsabili delle attività lavorative, la mancanza di protezioni adeguate, il mancato uso delle migliori tecnologie disponibili, l’assenza di interventi di bonifica e di migliorie delle metodologie lavorative … Tutti questi fattori e mancanze, possono essere stati determinanti per causare la morte di decine e decine di operai? Per gli operai della Franco Tosi ed Ansaldo, morti per amianto, i tribunali hanno detto di no, assolvendo tutti i dirigenti aziendali dalla loro responsabilità penale.
Le sentenze dei tribunali del 2007 e del 2015, hanno assolto i dirigenti della Franco Tosi per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussisteva, ma hanno accertato la morte di 47 operai deceduti per aver respirato fibre di amianto. Giustizia non c’è stata ma almeno è venuto alla luce il doppio volto di “mamma Tosi”, che con una mano ti dava la “casa ferie” con l’altra, a poco a poco, ti toglieva il respiro portandoti alla morte.
Chissà quanti operai della Tosi e di altre fabbriche, di cui non conosciamo i nomi, sono morti in silenzio uccisi dal mesotelioma e altre malattie polmonari e per i quali non c’è stato neanche la menzione nelle aule dei tribunali.
Sentenza estrapolata dall’archivio della rivista trimestrale Diritto Penale Contemporaneo del 04/06/2007. Testo integrale della Sentenza del 04/06/2007.
img7_Estratti Sentenza Tosi_amianto_2007
Sentenza estrapolata dall’archivio della rivista trimestrale Diritto Penale Contemporaneo del 14/12/2015. Testo integrale della Sentenza del 30/04/2015.
img8_Estratti Sentenza Tosi_amianto_2015



