Di Redazione – Da tempo, purtroppo, l’economia ha preso il sopravvento sulle scelte politiche. Chi controlla l’economia detta il percorso delle scelte politiche, almeno nei cosiddetti paesi democratici occidentali. Il mancato controllo sulle dinamiche economiche e la mancanza di limiti a sottoposto milioni di persone, che sono la maggioranza, alle decisioni di quei pochi che detengono la maggior parte della ricchezza.
Per capire come si forma la ricchezza bisognerebbe riprendere in mano i classici dell’economia – David Ricardo, Adam Smith, Carl Marx, John Mill, Thomas Malthus, ecc. – , ma non è il caso, atteniamoci alla “ricchezza” di casa nostra.
I più recenti dati riguardanti i redditi dei legnanesi, secondo i media locali, mettono la città “tra i centri più ricchi dell’Alto Milanese e della Lombardia, superando ampiamente la media nazionale, con un reddito medio dichiarato che si aggira attorno ai 28mila – 30mila euro pro capite”.
Essere considerati mediamente “ricchi” con un reddito imponibile tra i 28mila e i 30mila, fa storcere il naso.
In realtà le fasce di reddito dei 42mila contribuenti di Legnano si compongono nel seguente modo*:
da 0 a 10mila euro reddito di circa 8800 contribuenti;
da 10mila a 15mila reddito di circa 4000 contribuenti;
da 15mila a 26mila reddito di circa 13000 contribuenti;
da 26mila a 55mila reddito di circa 12600 contribuenti;
da 55mila a 75mila reddito di circa 1680 contribuenti;
da 75mila a 120mila reddito di circa 1260 contribuenti;
oltre 120mila reddito di circa 600 contribuenti.
*dati ricavati dalle varie tabelle pubblicate sui media locali relativi all’anno 2024
Ovviamente a questi redditi va sottratta la quota relativa alle tasse a seconda delle proprie aliquote e le relative spese di vita, dopo di che si fanno i conti reali. Quante famiglie arrivano a fine mese con fatica e devono usare i risparmi accumulati per resistere?
A Legnano ci saranno almeno un migliaio di famiglie che si trovano in tali condizioni, ma non abbiamo trovato dati concreti sullo stato della situazione.
L’altra domanda che poniamo è relativa alle scelte economiche delle amministrazioni comunali: può il Comune migliorare le condizioni economiche delle famiglie al netto del welfare istituzionale e delle associazioni di volontariato?
Uno sguardo sul welfare istituzionale del Comune di Legnano.
Attualmente non esiste una statistica ufficiale che censisca il numero esatto e fisso di famiglie monoreddito a Legnano. Tuttavia, gli ultimi dati demografici ufficiali offrono un quadro chiaro della struttura sociale cittadina: su circa 27.170 nuclei familiari totali, oltre il 40% è costituito da single (circa 10.312 persone), lasciando circa 16.800 famiglie pluri-componente.
L’incidenza delle famiglie monoreddito con figli piccoli a carico nell’Ambito territoriale di Legnano (Azienda Sociale SO.LE.) si attesta in linea con le medie dell’area dell’Alto Milanese e della provincia di Milano.
I principali enti territoriali tracciano i bisogni di queste categorie, considerate a maggior rischio di fragilità sociale:
- Piani di Zona: L’Ambito territoriale dell’Alto Milanese, che ha capofila il Comune di Legnano, inserisce regolarmente le famiglie monoreddito tra i destinatari prioritari degli interventi di contrasto alla povertà e per il sostegno all’abitare.
- Bandistica Locale: I bandi comunali per l’assegnazione di alloggi o contributi di sostegno al reddito (spesso gestiti tramite enti come la Fondazione Comunitaria Ticino Olona) utilizzano lo status di “monoreddito” come requisito chiave per l’accesso ai fondi di emergenza.

Eurispes: sei italiani su 10 arrivano a fine mese con fatica.
Rapporto – Il Sole 24 Ore Venerdì 29 maggio 2026 – N.145
Il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% della ricchezza totale
Pietro Menzani
Sei italiani su 10 (62,1%) arrivano a fine mese con fatica e, per riuscirci, circa un terzo della popolazione deve usare i risparmi accumulati. A rivelarlo è la 38a edizione del Rapporto Italia dell’Eurispes, presentato ieri a Roma, da cui emerge una situazione economica «segnata da fragilità diffusa». Oltre il 45% delle famiglie, infatti, afferma di avere difficoltà nell’affrontare il pagamento del canone d’affitto. Seguono le utenze con il 28,7%, il mutuo con il 27,2% e le spese mediche con il 25,5%. Il rapporto, che si basa sulle indicazioni emerse da oltre 2mila questionari, mostra poi un Paese attraversato da marcate disuguaglianze: dall’indagine risulta che il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera appena il 7,4 per cento.
Il futuro dell’economia
Le previsioni dei cittadini sull’andamento dell’economia del Paese rivelano una forte sfiducia nei futuro. Quasi la metà (47,8%) ritiene che nei prossimi dodici mesi la situazione economica peggiorerà. Il dato è in aumento del 10% rispetto al 2025. Per fare fronte alle difficoltà, il 60,2% dichiara di rinviare anche acquisti considerati necessari, mentre il 54,1% riduce le uscite fuori casa e il 52,1% i viaggi e le vacanze. Ma anche le cure mediche vengono accantonate per risparmiare: il 34,6% rinuncia ai controlli medici periodici (dato in aumento rispetto al 27,2% registrato nel 2025) e circa il 23% alle visite specialistiche. Dal rapporto dell’Eurispes emerge poi che secondo 8 italiani su 10 (82%) nel corso dell’anno passato i prezzi sono cresciuti. Quasi il 39% ritiene che l’aumento si sia attestato oltre l’8%, mentre il 35,7% riferisce un rialzo tra il 3% e l’8 per cento. Tra le categorie maggiormente interessate dai rincari figurano generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%).
Chi sceglie Io smart working
C’è poi un mercato del lavoro che cambia in continuazione. L’indagine si sofferma sullo smart working: il 31,3% degli intervistati ha scelto questa soluzione. Scendendo nel dettaglio, il 5,7% fa smart working sempre; l’8,7% per la maggior parte del tempo. Quasi il 14% di chi predilige questa modalità di lavoro afferma che, non potendo più lavorare in smart working, lascerebbe il lavoro o ne cercherebbe un altro con questo requisito.
La fiducia nelle istituzioni
La fiducia nelle istituzioni, tuttavia, è rimasta stabile rispetto al 2025. Oltre il 61% afferma di avere piena fiducia nel presidente della Repubblica. A conferma dell’apprezzamento nei confronti di questa carica, secondo più della metà degli italiani (50,3%) il capo di Stato dovrebbe avere più potere per vivere in una democrazia moderna ed efficiente. Nei confronti del Parlamento esprime consenso il 26,1% dei cittadini, íl Governo si attesta al 32,1 per cento. La sfiducia verso la magistratura arriva al 46,5 per cento. Si confermano molto amate le forze dell’ordine e le forze armate: Carabinieri, Esercito e Guardia di finanza vedono fiducioso oltre il 70% della popolazione, la Polizia di Stato il 66,8 per cento. Il rapporto registra poi un miglioramento, seppur lieve, nel giudizio su università (73,7%), scuola (68%), Protezione civile (78,5%) e volontariato (64%).
Quasi la metà degli italiani (47,8%) ritiene che nei prossimi dodici mesi la situazione economica peggiorerà.
Una «costellazione di crisi»
Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, spiega che «l’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo, ma nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile. Il nostro sistema valoriale, istituzionale, economico, sociale, demografico è sottoposto a pressioni che esigono risposte e non ammettono rinvii». Fara osserva poi che «l’Italia è la terza economia dell’area euro; eppure, paradossalmente, il nostro è uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta, con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa, con un flusso di emigrazioni giovanili tra le più consistenti del continente. Le nostre stime più recenti indicano che l’Italia perde almeno 34.700 giovani che emigrano ogni anno: un caso unico in Europa» e conclude che si tratta però dello «stesso Paese che, tra il 1950 e il 1970, trasformò una nazione agricola, uscita a pezzi dalla guerra, in una potenza industriale. Quella generazione non era più intelligente di quella odierna: era semplicemente più disposta a sacrificare il presente per costruire il futuro. Questa disponibilità è il capitale che abbiamo dilapidato».




