Di Redazione – Recensione del libro di Milena Gabanelli e Simona Ravizza dall’inequivocabile sottotitolo: “Come la sanità pubblica è diventata un affare privato”.
A cura di Marilù Oliva* – MicroMega 09 dicembre 2024
Codice Rosso, uscito per l’editore Fuoriscena del gruppo Rcs, è un libro d’inchiesta scritto a quattro mani da Milena Gabanelli, giornalista che tutti conosciamo come volto e ideatrice del programma d’opposizione Report, e Simona Ravizza, giornalista d’inchiesta al Corriere della Sera.
Cosa sta succedendo alla nostra sanità? Ce lo chiediamo spesso quando andiamo al Pronto soccorso, rassegnati ad aspettare almeno dieci ore o quando, dal Cup, ci vengono prospettate visite specialistiche che comportano attese assurde o quando i medici pubblici ci liquidano sbrigativamente, come se fossimo un numero. O ancora, quando scopriamo realtà poco rassicuranti, come la presenza negli ospedali di gettonisti, che guadagnano più dei colleghi medici ospedalieri e si sottopongono a turni estenuanti in nome del profitto (il che comporta una stanchezza che si riversa inevitabilmente nella resa di una professione in cui un errore potrebbe rivelarsi fatale).
Cosa succede quindi, al nostro sistema sanitario, che fino a poco tempo fa ci invidiava tutto il mondo? Perché sta andando alla deriva e perché ammalarsi diventa sempre più pericoloso?
Il motivo è presto svelato nel sottotitolo: Come la sanità pubblica è diventata un affare privato. Con tanto di dati, fonti, testimonianze, delibere, relazioni (incluse quelle secretate e intoccabili, almeno fino a poco tempo fa) e altri documenti, le due professioniste procedono con impeccabile metodo scientifico, andando dritte al cuore del problema. Un problema spinoso che ormai è un’evidenza, ma che pare non si voglia ancora risolvere. E che almeno, adesso, anche grazie a questo libro e alla mole di lavoro che gli sta dietro, possiamo conoscere meglio. A partire dalla base:
“Il primo anello della catena sono i medici di famiglia: considerati categoria di serie B, sono diventati perlopiù prescrittori di visite, esami, farmaci, e adesso, da liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, si stanno organizzando per fornire prestazioni a pagamento. Il modello è quello rodato della sanità privata convenzionata, che dovrebbe spartirsi il carico di lavoro con le strutture pubbliche. Ma la sanità è materia di competenza delle Regioni: governatore che vai, assessore che trovi, e direttori generali che nomini. La connivenza pubblico-privato è fatta di coincidenze di interessi: tu mi porti i voti e io ti accredito. Poi tu fai quello che ti pare, e io nelle mie Asl piazzo i direttori più fedeli, non necessariamente quelli più competenti. Poi annego gli ospedali nella burocrazia, in modo che tutto torni. Sulla carta. Dalla parte del privato accreditato l’obiettivo è invece il profitto, e i medici sono pagati a fatturato. Di conseguenza, la scelta cade quasi sempre sulle prestazioni meglio rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Le liste d’attesa, poi, è meglio se non si snelliscono, così più pazienti sceglieranno di pagare di tasca propria”.
Lobby e conflitti di interesse agitano acque melmose e a farne le spese è prima di tutto l’utenza. A queste aggiungiamo i raggiri, l’illusione delle assicurazioni sanitarie, le strumentazioni obsolete, gli interessi delle farmacie, il miraggio delle Case di comunità, la deriva e i paradossi delle scuole di specializzazione, i disagi degli stessi operatori del settore, il calvario delle liste d’attesa che dirottano sempre più i pazienti verso soluzioni a pagamento, anche quando investire in una risonanza magnetica da 400 euro significa veder andare in fumo un terzo dello stipendio. E se vogliamo restare in tema soldi, diciamolo che i medici ospedalieri non sono pagati adeguatamente, soprattutto in prospettiva europea: ben il 73% in meno dei colleghi olandesi, il 67% in meno dei tedeschi, il 39% in meno dei britannici! E questo è un segnale delle falle del sistema, in quanto chi esercita una professione così preziosa, avendo in mano la nostra salute, deve percepire uno stipendio all’altezza del suo ruolo e non può essere sottoposto a turni massacranti:
“Un primario di area chirurgica con incarico da oltre venticinque anni percepisce 8.600 euro lordi al mese (per tredici mensilità), un medico con oltre quindici anni di anzianità riceve 6.665 euro lordi, tra i cinque e i quindici anni di servizio la remunerazione è di 6.305 euro lordi. Lo stipendio di un professionista in servizio da meno di cinque anni si ferma alla cifra di 4.692 euro lordi. È utile fare un veloce confronto con la situazione all’estero, che spiega la ragione per la quale in molti scelgono di andarsene”.
Questo e molto altro troverete in quasi 130 pagine che vogliono scuotere il sistema e che lo fanno come passaggio necessario per un nuovo assetto. Un libro necessario, trasparente, chirurgico, che ci riempie di rabbia per come vanno le cose, ma incentiva la nostra ostinazione a voler tutelare la cosa pubblica.
È possibile invertire la rotta? Certo, se lo si vuole. Se chi governa si rimbocca le maniche e procede onestamente, per il bene del cittadino e della cittadina. Anche se, purtroppo, fino ad oggi non ci sono stati molti segnali incoraggianti e spesso chi avrebbe potuto lanciare una nuova riforma, davvero democratica, ha invece preferito rattoppare gli squarci o nascondere lo sporco sotto al tappeto.
*Marilù Oliva – Scrittrice, saggista e docente di lettere. Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” (2020) e “L’Eneide di Didone” (2022), il romanzo “Biancaneve nel Novecento” (2021). Con Rizzoli è uscito “Atlante della Magna Grecia” (2023) e per Zanichelli un’antologia su “I promessi sposi”. Ha poi realizzato due progetti patrocinati da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere.



